Francesco's profileIn direzione ostinata e ...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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March 29 ImagineImagine
John Lennon (1971)
Imagine there's no heaven
It's easy if you try No hell below us Above us only sky Imagine all the people Living for today... Imagine there's no countries It isn't hard to do Nothing to kill or die for And no religion too Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one I hope someday you'll join us And the world will be as one Imagine no possessions I wonder if you can No need for greed or hunger A brotherhood of man Imagine all the people Sharing all the world... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one I hope someday you'll join us And the world will live as one March 26 Strawberry fields foreverStrawberry fields forever
The Beatles - Magical mystery tour (1967)
Let me take you down, 'cos I'm going to Strawberry Fields.
Nothing is real and nothing to get hungabout. Strawberry Fields forever. Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see. It's getting hard to be someone but it all works out, it doesn't matter much to me. Let me take you down, 'cos I'm going to Strawberry Fields. Nothing is real and nothing to get hungabout. Strawberry Fields forever. No one I think is in my tree, I mean it must be high or low. That is you can't you know tune in but it's all right, that is I think it's not too bad. Let me take you down, 'cos I'm going to Strawberry Fields. Nothing is real and nothing to get hungabout. Strawberry Fields forever. Always, no sometimes, think it's me, but you know I know when it's a dream. I think I know I mean a 'Yes' but it's all wrong, that is I think I disagree. Let me take you down, 'cos I'm going to Strawberry Fields. Nothing is real and nothing to get hungabout. Strawberry Fields forever. Strawberry Fields forever. March 22 Liberazione di Mastrogiacomo. Grazie al mediatore di Emergency
Vignetta di Vauro apparsa sul manifesto del 22/03/2007 March 14 Everybody's got to learn sometimeEverybody's got to learn sometime
The Korgis 1980
Change your heart
Look around you (look around....) Change your heart It will astound you I need your lovin' Like the sunshine Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Change your heart Look around you (look around...) Change your heart Will astound you (will astound you) I need your lovin' Like the sunshine (will you love me?) Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime I need your lovin' (your lovin') Like the sunshine (will you love me?) Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Everybody's gotta learn sometime Trecento fori per piastra con una punta da 12 mm, poi altri trecento con una punta da 20, duecento linee tracciate con una punta d'acciaio molto dura per scalfire la superficie, punzonatura del'acciaio per segnare i punti da forare, prima solo un colpo per segnare il punto esatto, poi se è corretto almeno altri tre per renderlo evidente, se il primo colpo è andato fuori, cercare di correggere con altri colpi e mettendo la punta inclinata (mi hanno insegnato come si fa), in totale almeno 1200 colpi per piastra con un mazzuolo da 1 kg (anche qui mi hanno insegnato come fare), il tutto moltiplicato per 6 piastre d'acciaio da 6 mm alte 100, 4 m di lunghezza, e del peso di 30 kg circa ciascuna (senza contare tutti gli altri pezzi tagliati e forati). Finora siamo riusciti a forare meno di mezza piastra.
Fatto questo lavoro bisognerà saldare i connettori, inserire le piastre nelle travi in legno dopo aver colato la resina. Indurita la resina bisognerà fare il getto della soletta in calcestruzzo e poi dopo 28 giorni di maturazione le prove a flessione fino a rottura. Mi sa che non ce la facciamo per aprile.
Dimenticavo, sono tre giorni che faccio questo lavoro ed ho già la panza da muratore
March 13 Ti regalerò una rosaTi regalerò una rosa
Simone Cristicchi
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sono matto Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino Credevo di parlare col demonio Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio Ti scrivo questa lettera perché non so parlare Perdona la calligrafia da prima elementare E mi stupisco se provo ancora un’emozione Ma la colpa è della mano che non smette di tremare Io sono come un pianoforte con un tasto rotto L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi E giorno e notte si assomigliano Nella poca luce che trafigge i vetri opachi Me la faccio ancora sotto perché ho paura Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura Puzza di piscio e segatura Questa è malattia mentale e non esiste cura Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore I matti sono punti di domanda senza frase Migliaia di astronavi che non tornano alla base Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole Mi fabbrico la neve col polistirolo La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio… misurate le distanze E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare Eri come un angelo legato ad un termosifone Nonostante tutto io ti aspetto ancora E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sto sul tetto Cara Margherita sono vent’anni che ti aspetto I matti siamo noi quando nessuno ci capisce Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce Ti lascio questa lettera, adesso devo andare Perdona la calligrafia da prima elementare E ti stupisci che io provi ancora un’emozione? Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare.
March 11 A casa di Anna
Mi piaceva andare a casa di Anna, non so bene perché, forse perché ho iniziato ad andarci in primavera, all’inizio quasi ogni sera poi anche di giorno. Sono sempre stato attratto da quella casa, si perché la conoscevo da quand’ero piccolo, la vedevo da fuori, dal basso di una stradina stretta e in ombra anche in pieno giorno, nella parte più antica della città. Più alta delle case vicine e ad angolo, aveva la parte superiore illuminata dal sole e specialmente verso il tramonto faceva un bell’effetto con il suo colore chiaro che spiccava sul grigio dominante. Mi chiedevo chi abitasse lì e pensavo che mi sarebbe piaciuto un giorno salire lì sopra ed affacciarmi da quel balcone ad angolo all’ultimo piano. C’era qualcosa di particolare in quella casa, non so cosa, ma sicuramente gradevole. Prima che andassi da lei, sapevo già che Anna qui a Palermo abitava in quella zona ma non conoscevo il punto esatto, così la prima volta che sono andato a casa sua con il collega, sono rimasto sorpreso nel vedere che stava proprio in quel palazzo, in quell’appartamento all’ultimo piano e che la sua camera dava proprio sul balcone ad angolo. Sono successe tante cose in quel periodo, ho fatto tante cose, ho conosciuto tante persone nuove, altre si sono rifatte vive dopo tanto tempo, altre ancora sono sparite per sempre. Ricordo tanta voglia di fare, pensieri positivi, era primavera. Adesso è tutto finito e ormai quella è un’altra vita.
Studiavamo in tre nella sua stanza, di sera dopo cena, all’inizio restavamo fino a mezzanotte, poi un po’ alla volta sempre più tardi, e poi anche di giorno: gli esami si avvicinavano e noi eravamo sempre molto indietro col lavoro. Ogni tanto avevo la sensazione che ci fosse un’altra persona con noi nella stanza ma non ci facevo caso, per me è normale provare certe sensazioni. La casa comunque era molto bella e di giorno lo era ancora di più. Poi c’erano le ragazze e questo la rendeva ancora più gradevole. A volte capitava di passare delle giornate intere a casa sua, di solito però ci vedevamo diverse volte durante il giorno. Il più delle volte andavo a piedi, ma non mi pesava, camminavo per la città antica che amo tanto. Andavo a piedi anche dall’altra collega che a un certo momento si era aggiunta a noi, ma la cosa mi pesava molto e casa sua non mi attraeva, mi respingeva, poi c’era il marito… e lei stessa, invidiosa di Anna (quante me ne ha dette contro di lei!).
C’era qualcosa di “strano” in quella casa, la casa di Anna intendo. Una sera durante una pausa fumo (io non fumo, ma conviene studiare o lavorare con colleghi che fumano, perché fanno molte pause ed è una buona occasione per staccare), c’era con noi una delle ragazze che se ne uscì dicendo: “in questa casa c’è una presenza, e si trova di solito nella mia stanza, la sente anche Irene”. La descrizione che ne fece corrispondeva alla sensazione che provavo io nella camera di Anna. Mi venne in mente che la sua era l’unica stanza in cui non entravo, restavo sempre sulla soglia, ma non dissi nulla, per non farla spaventare, e poi le mie sono solo sensazioni, niente di reale. Ma lei era già terrorizzata di suo e passò il resto della serata in camera con noi. Ho sentito tante storie di “presenze” nelle case del centro storico, non so se lì ci fosse realmente qualcosa, non so perché in tre provassimo queste sensazioni identiche, so solo che se c’era qualcosa era qualcosa di positivo.
Sono passati anni ormai, Anna già da un pezzo non abita più lì, non sta più qui a Palermo. Delle altre ragazze non so nulla. Per un bel pezzo non sono passato da quella zona e non ho visto quella casa, anche se solo da fuori. Adesso ogni tanto mi capita di passarci sotto, di vedere il portone, il balcone ad angolo, la persiana verde della sua stanza (chissà chi ci sta adesso). Non provo più la stessa attrazione, non mi dice più niente…
No, non è vero, ogni volta che passo guardo sempre in alto, verso quella casa luminosa, ma non provo più nostalgia per quel periodo, per le persone che conoscevo allora. Quella era un’altra vita.
March 10 Eterosessualità
Eterosessualità, è polemica sul gene deviato
Studio sui gemelli smentirebbe la teoria dell’origine genetica.
E negli Usa scoppia la moda dell’intervento “dissuasivo” del Dr No
Chissà quante volte ve lo siete chiesto: eterosessuali si nasce o si diventa? L’attrazione sessuale e affettiva per le persone del sesso opposto ha un’origine genetica o è una scelta dettata dal libero arbirtrio? Se siamo di fronte ad una condizione scritta nei cromosomi si può intervenire in qualche modo per “curarla” e condurre, anche se con difficoltà e con tempi lunghi, verso una “sana” omosessualità? Se invece si tratta di una scelta personale, di uno stile di vita, per quanto criticabile, non sarebbe più giusto rispettare democraticamente le persone che, con il pretesto della riproduzione della specie, preferiscono avere relazioni sentimentali e sessuali con il sesso opposto? Illustri psicoanalisti hanno sostenuto per tanto tempo che l’eterosessualità deriva da fattori ambientali, dal clima familiare, dagli insegnamenti dei genitori e, nello specifico, quasi sicuramente da un padre poco protettivo. Nel caso di due gemelli, uno omosessuale e uno eterosessuale, vissuti in famiglia ed educati allo stesso modo, si verifica un fenomeno che mette in seria discussione le teorie ambientali e induce a pensare ad un’origine genetica dell’orientamento eterosessuale. Ma i gemelli identici condividono il 100% dei geni. Se uno è eterosessuale dovrebbe esserlo anche l’altro: invece lo è solo nel 48 % dei casi, come dire scommettere su testa o croce. Due fratelli adottivi, che non hanno geni in comune, hanno più probabilità di essere eterosessuali che non i fratelli biologici che condividono il 50% del patrimonio genetico. Nonostante queste considerazioni siano state fatte e rifatte molte volte, periodicamente i giornali ci informano, con dovizia di termini “scientifici” che un valente scienziato nella tranquillità di un anonimo laboratorio ha individuato, finalmente, il gene deviato, il segno dell’eterosessualità impresso nel dna che induce a comportamenti sessuali contronatura e poco affettivi perché motivati dalla mera necessità riproduttiva. E ogni volta si riapre il dibattito: scelta o non scelta? Istinto perverso o incapacità sentimentale? E alla fine ci si chiede: a chi serve scoprire che l’eterosessualità ha origine genetica? Forse perché l’eterosessualità sta assumendo sempre di più i connotati di un’anomalia che, opportunamente curata, può “guarire”. Negli Stati Uniti lo psicologo di origine nipponica Isaku No “cura” gli eterosessuali che decidono di risolvere le loro difficoltà con speciali terapie dissuasive. Secondo la sua esperienza l’eterosessualità si configurerebbe come una sorta di disturbo che, in alcuni casi e con una grande motivazione e forza di volontà da parte del paziente, può essere superato, risolto. Più difficile intervenire con chi ha un atteggiamento sicuro della propria condizione e vive con orgoglio l’eterosessualità. Lascia molto perplessi l’ostinazione di chi addirittura ne vuole fare una specie di supremazia e lo testimonia ogni giorno con l’ostentazione dell’attrazione per il sesso opposto: machismo per gli uomini che esagerano il loro aspetto virile e non parlano altro che di attributi sessuali femminili (tette, culi, fighe), femminilismo per le donne che civettano e si abbelliscono soltanto per suscitare l’interesse sessuale dei maschi. supporto dei loro comportamenti portano spesso ad esempio le abitudini sessuali di molte specie animali senza tener conto che così facendo confermano di essere poco umani, anormali. Come se non bastasse, poi, vogliono anche gli stessi diritti degli altri cittadini, chiedono che le loro unioni scandalose vengano riconosciute per legge: di questo passo vorranno anche costituire delle vere famiglie e, addirittura, occuparsi dei figli nati dai loro amplessi viziosi. Un noto monsignore ha affermato: «Le coppie eterosessuali vanno contro la legge naturale e un’unione – anche se affettivamente stabile nel goffo tentativo di imitare una vera famiglia - tra due persone di sesso opposto è contro la natura. In passato si accusava la Chiesa di essere contro il corpo. Oggi, questo stesso corpo, ci tocca difenderlo per non ledere la struttura naturale della sessualità. Non credo che il legame tra due persone di sesso opposto sia salutare per la loro socializzazione e la loro stabilità». BASTA. Abbiamo scherzato, ci siamo divertiti a giocare sostituendo il concetto di omosessualità con quello di eterosessualità nello sciocchezzario che di fatto compone le ipotesi scientifiche e terapeutiche che, a tutti i costi e con poca utilità, vogliono dimostrare che l’amore gay e quello lesbico debbono necessariamente avere un’eziologia, come nel caso delle malattie. Abbiamo scambiato le carte in tavola, ribaltato i luoghi comuni, usato l’ironia e il grottesco. Ma tutto a fin di bene, senza voler ferire nessuno: soltanto con la modesta pretesa di indurre a una riflessione che possa far vacillare, anche se solo per poco, le convinzioni dei più tenaci omofobi.
Articolo di Saverio Aversa, da “Liberazione” del 10/03/2007 Il fatto è che quasi all'improvviso si scopre che un tizio con cui finora si è sempre usciti, molto probabilmente è gay. Tutti, bene o male se ne accorgono, ma nessuno lo dice. Tranne un deficiente (io) che però non lo fa certo per cattiveria. Tutti gli altri dicono: "uuuh ce ne eravamo accorti da un pezzo! Ma non c'è nessun problema". Il tizio conosce delle ragazze e finchè le invita non ci sono problemi. Ad un certo momento alcune di queste partono e le altre non si fanno più vedere, gli altri a questo punto non vogliono più uscire con lui. All'inizio prendono scuse, tipo che abita troppo lontano eccetera. Poi però dai discorsi si capisce qual'è il vero motivo.
Il bello è che l'ho conosciuto tramite loro ed ora sono io ad insistere perchè esca con noi:
Io: "ho sentito X se usciamo glielo diciamo"
E : "... si... ma... veramente..."
Io: veramente?
E : "senti X no E non lo vuole."
Io: "Ah è lei... vabbè..."
March 09 Cosa sono le nuvoleCosa sono le nuvoleDomenico Modugno - Pier Paolo Pasolini
Che io possa esser dannato March 08 Hey JoeHey Joe
Jimi Hendrix - Are you experencied? 1967
Hey joe, where you goin' with that gun of your hand
Hey joe, i said where you goin' with that gun in your hand, oh I'm goin' down to shoot my old lady You know i caught her messin' 'round with another man Yeah, i'm goin' down to shoot my old lady You know i caught her messin' 'round with another man Huh! and that ain't cool Huh hey hoe, i heard you shot your mamma down You shot her down now Hey joe, i heard you shot your lady down You shot her down in the groud yeah! Yeah! Yes, i did, i shot her You know i caught her messin' round messin' round town Huh, yes i did i shot her You know i caught my old lady messin' 'round town And i gave her the gun And i shot her Alright Shoot her one more time again baby! Yeah! Oh dig it Oh alright Hey joe, Where you gonna run to now where you gonna go Hey joe, i said Where you gonna run to now where you gonna go I'm goin' way down south Way down to mexico way Alright I'm goin' way down south Way down where i can be free Ain't no one gonna find me Ain't no hang-man gonna He ain't gonna put a rope around me You better believe it right now I gotta go now Hey, joe You better run on down Goodbye everybody Hey hey joe March 06 Io so tutto ma non ho le prove
Io so tutto: professoresse che insegnano in ingegneria con tanto di titoli, che non hanno mai fatto un progetto in vita loro, che quand’erano studentesse negli anni ’90 se li facevano fare da uno studio tecnico. Un professore, anche lui studente negli anni ’90, che ancora adesso, alla tenera età di quarant’anni e passa, gioca a calcetto con gli studenti, che lo fanno segnare e si prendono la materia con relativa facilità, per non parlare di quelli che “fanno spogliatoio” con lui. Ragazze, sempre di ingegneria, che si fanno fare i lavori dai colleghi maschi, “ricambiando” poi il favore. Prove scritte consegnate giorni dopo l’esame, con comodo, nell’ufficio del professore. Persone che chiedono, che ti assillano, che pretendono che tu faccia qualcosa per loro. C’è stato chi è arrivato persino a chiedermi di mettere il suo nome nel mio compito scritto! Naturalmente non l’ho fatto. Il 18 poi l’ha preso, ma tanto lo diceva: “in segreteria un 18 si può sempre comprare”. E poi ancora telefonate nell’ufficio del professore per fare pressioni, elenchi di persone segnalate, figli, nipoti, parenti vari di professori che fanno carriere brillanti. Onorevoli che presenziano agli esami di laurea. Io so tutto ma non ho le prove. Tutto quello che ho scritto ha solo il valore di un pettegolezzo, non vale nulla.
March 02 Il testamento di Tito
Il testamento di Tito
Fabrizio De Andrè
Tito: Ieri sera a SanremoSerata "impegnata" quella di ieri a Sanremo, bene. Mi riferisco al pezzo di Fabrizio Moro ed anche all'intervento di Ficarra e Picone dedicato a Pino Puglisi, molto bello. Appena trovo il testo lo inserisco nel blog. Intanto mi piacerebbe ricordare una battuta fatta durante il pezzo dei due lagnusi (i nati stanchi), credo che fosse così:
Ficarra: fra un po' ci saranno le elezioni, tu ci vai a votare?
Picone: no, grazie a Dio non mi serve niente
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